Testo di Vincenzo Battista.

“Non chiedetemi quando, quando avverrà, ma chiedetemi invece se siete pronti… per vedere l’isola”. E’ il primo capoverso scolpito, misterioso, criptico, senza apparente significato, enigmatico, soprattutto dopo che il grande libro dalle pagine di pietra è stato, con un fragore assordante, richiuso… Ma è lì che vogliamo andare, quasi sospinti da una forza primordiale che ci attira, ci assorbe,  per poterla vedere, l’isola, al centro del lago Sinizzo così chiamato, a pochi chilometri dal centro di San Demetrio né Vestini, posto all’imbocco della Media valle dell’Aterno. Non abbiamo che labili indizi, ma, siamo pronti, bisogna prima prendere appuntamento con i venti che lì si danno convegno, in un punto particolare, tra le falesie di rocce che sembrano toccarsi: turbini ellittici, piroette, mulinelli si alzano rabbiosi, e poi precipitano sulle campagne, sì, anche colorati, come certe aurore boreali pigmentate che spalmano il cielo: lo vogliono segnare, blandire, si sdraiano sottili, gli strati cromatici giocano i con verdi e i gialli, con il blu e l’arancione in tante e tante sfumature variopinte, inafferrabili, presenti, in un tempo deformato, non il nostro,  un altro tempo indefinito, parallelo, carico di magia, che si flette e assume i contorni di una notte come non l’avremmo mai più rivista. E’ lo spettacolo di un sortilegio del grembo della terra che va in scena, l’incontro con i venti, in questa oscurità d’inverno. Per avere il salvacondotto e viaggiare con loro, bisogna però sottoporsi ad una prova iniziatica, è scritto nel libro di pietra: “Un  grande cerchio di fuoco, dalle alte fiamme, che verrà acceso, e illuminato dai bagliori , bisogna mettersi al centro…”. Non si resterà lì a lungo, ma si verrà presi, infine, dalle lunghe dita affusolate dei venti che bucheranno la notte, e così,  si potranno varcare i confini del paesaggio conosciuto, e immergersi, accompagnati dalle folate, accarezzati dalla brezza, dove abitano i miti, in un mondo misterioso, arcano, di profezie; di sfide e conquiste; di prove iniziatiche, magiche. Non abbiamo più certezze, punti di riferimento, ma sospinti dai venti, viaggiamo, sopra gli alberi che si curvano, le strade si deformano, le montagne  s’incontrano e dall’alto, ruotiamo nello spazio e nel tempo, di notte, verso quella grande macchia scura, luccicante, bagnata dalla luna, che si avvicina, si allarga, sempre di più, palpita, respira e poi ansima il lago, Sinizzo,  tace infine, quando tocchiamo la riva. Tutto è fermo, non ci sono suoni notturni, gli animali si sono allontanati e rinchiusi nelle tane. Una natura misteriosa e carica di presagi e di segni premonitori, ci aspetta. E’ Pronta. La bruma, eccola, appare misteriosa, una leggera foschia prima, che si alza dalla riva del lago Sinizzo, sale, avvolgente, densa poi annulla i contorni delle acque e della terra, sale sempre di più, ancella che prepara il suo sortilegio, divinità ubbidiente di una luce misteriosa , lentamente, dalle profondità del lago sancisce la leggenda da custodire e tramandare. Si prepara, apparecchia le sue pozioni, risale, irradia, s’impossessa del crepuscolo, sempre più persuasiva adesso illumina  lo specchio d’acqua, ha il monopolio degli eventi, sentenzia il suo volere, determina il suo predominio sulle cose e sugli uomini e spinge, su, lentamente, con la sua arcana memoria, le cime degli alberi che si alzano dalle acque, poi i tronchi, i cespugli, lentamente, infine emerge la terra. L’isola così si libera dalle acque, totem della diversità, asimmetrico destino della natura matrigna che la riordina, legifera la sua gerarchia sul dominio della ragione, sì la ragione, allontanata, per far posto alla materia impalpabile dei sogni, quando questi con la luce del giorno si attenueranno, fino a estinguersi, scaraventati lontano fino scomparire e, con il bagliore, prenderà posto il giorno, che avanza. I primi fasci di luce sul lago, taglienti, dell’alba; poi cresceranno fino a bagnarla di luce, l’isola, con una gran fascio e minuscole particelle di atomi d’oro, nel suo massimo fulgore, infine, declinerà il suo potere, tornerà a immergersi l’isola, lentamente, per lasciare la terra degli uomini e delle cose, inabissarsi, nel lago Sinizzo, nelle sue profondità inesplorate dei miti, che potremo solo rivedere tra un anno, tra la coltre di neve che si spinge fino alla riva, e quel cerchio delle acque blu cobalto, dei nostri desideri, inconfessabili.

 

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nebbia

 

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