Le gocce d’acqua della rugiada si specchiano sulle foglie. La fiaba del Medio Aterno. Incipit.

Bisogna essere piccoli come una goccia di rugiada per capire l’immensità…

Testo e fotografia Vincenzo Battista.

“Quando ci poggeremo sulle foglie, finalmente ci potremo specchiare, vederci…”, così si erano dette e così inizio il loro lungo viaggio. Le gocce d’acqua avevano attraversato il tempo: prima il vapore acqueo, l’aria, e quella particolare temperatura della stagione autunnale, poi l’avventura tra le nuvole di quelle migliaia e migliaia di gocce che danzavano e avevano invaso il cielo. Si erano divise i compiti. Molte erano scese sui tetti delle case, sugli alberi, i cespugli ma tante ancora aspettavano di poggiarsi sulle esili foglie che crescono lungo il fiume Aterno, ma solo quando sarebbe scesa la sera poiché tutte, ma tutte, avrebbero poi insieme aspettato infine l’alba e i primi raggi di sole per risalire tra le nuvole, il cielo e non scomparire, soccombere sulla terra. Ma ecco l’imbrunire. Finalmente le gocce si poggiarono sulle foglie lentamente, molto lentamente e allora iniziarono così a trasformarsi in candita e immacolata rugiada, e quando infine potevano specchiarsi su quelle superfici di colore verde che sbucavano dal terreno, accadde un evento sorprendente, memorabile…