Testo e fotografia Vincenzo Battista.

Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria, scultore Antonio Canova. Augustinerkirche di Vienna. Realizzato tra il 1798 e il 1805 e inaugurato nel 1805.

La scultura che si mette “in cammino”, lascia i suoi canoni tradizionale e diviene racconto, narrazione, lo spazio libero finalmente ha raggiunto il suo scopo a partire dagli Ellenisti fino a Canova: si compie l’evento, muovere la materia, avvicinarla all’uomo, dare pulsazione al marmo, far vibrare il freddo materiale della scultura in una sorta di esorcismo delle cose, delle forme, rese umane ma fredde, dei materiali nobili come il marmo. La committenza del marito della defunta moglie nel complesso lavoro, il Neoclassicismo della piramide sullo sfondo del gruppo scultore, l’aristocrazia che commissiona l’opera, la morte laica e non l’imprimatur religioso officiante che si appoggia al cristianesimo, no tutt’altro è l’apertura del sepolcro imperscrutabile per i mortali ma nobili reale è, per usare un ossimoro, la morte divina ed enigmatica (che cosà si potrà mai vedere lì dentro ); ma è la morte che alberga nella sua dimora, ha dimora sì. L’opera oscura e tetra, infernale, sembra un girone dantesco, i vivi e i morti in dialogo tra loro, le figure e gli animali coabitano, ideali, affetti, ma non c’è serenità, tutt’altro sgomento e baratro, precipizio senza consolazione.
Apicale nella parte superiore del monumento all’arciduchessa si trova in rilievo il suo ritratto di profilo, accompagnato dalla scritta MARIA CHRISTINA AVSTRIACA all’interno di un medaglione. La cornice altro non è che un serpente che si morde la coda (uroboro) simbolo dell’eternità, a sottolineare come il ricordo della defunta sia destinato a non svanire. Il tempo viaggia nella postura e, nel “viaggio” dei personaggi che si recano alla tomba, come se fosse una regina egizia nella sua piramide a cui si rende onore. Tre sono le figure femminili: la Virtù, emblema, più grande delle tre porta un’urna cineraria ed è accompagnata da due fanciulle. Sulla sinistra si colloca il gruppo della Pietà o Beneficenza. Il tempo e il destino fermo nel marmo, Canova è impietoso. La morte, e oltre, la vita questo il messaggio. Troviamo di tutto questo anche tracce dei “Sepolcri” di Foscolo. Non si commemora davanti al gruppo scultore, ma si resta in ascolto di una nuova vita… Una donna porta un urna forse la Pietà, le ceneri della defunta, la processione della Beneficenza, la Speranza, la Carità e la Fortezza, la ghirlanda di fiori tra i vivi e i morti nella continuità, il leone la forza morale. Il linguaggio simbolico dell’opera, l’anziano è parte integrante del un corteo verso la piramide: simboleggia la morte, vicino a lui una figura più giovane che lo sorregge: il passaggio delle “consegne”, l’ineluttabilità della morte e la nuova vita, le età, il passaggio… Il monumento è alto circa cinque metri. “L’architettura” di questo Mausoleo non ha bisogno di spiegazione… poiché le Piramidi sono state i Monumenti delle Nazioni le più colte dell’antichità. Sarà dunque il nostro monumento ad imitazione di uno de quelli, ed in esso vi si potrebbe realmente entrare per sepelire i morti”. (Antonio Canova).