HomeLegacyFontecchio - Immagini e Narrati ⇒ Testo 2, "Grano, granturco, cicerchie"

Grano, granturco, cicerchie...

Grano, granturco, cicerchie, fagioli bianchi e scuri, fave, ceci, lenticchie e farro. "E ognuno, ogni prodotto, cotto al fuoco del camino, lessato da solo, in una cottorella...Poi si univano" mi dice Primo Benedetti, consigliere comunale di Fontecchio, prima di entrare nella casa di Ninetta. Dalla grande porta Castello, ogivale, che perimetra a sud - est lo straordinario borgo, siamo saliti fino a piazza Santa Nicola, dove la casa di Pellegrini Anna, classe 1905, detta Ninetta, si affaccia sullo slargo, sulla chiesa diruta e i palazzi del barone Corvi e i nobili Muzi.

"Finiva tutto - ci dice Anna - si diceva Oddio, deve venire la costa di maggio..., un detto degli antichi. Finiva tutto. Faceva paura quel mese, perché le scorte alimentari terminavano". I bambini, si racconta, andavano a San Pio, la frazione di Fontecchio, a chiedere i "granati" qualche giorno prima del primo maggio. Casa per casa, a cercarli, e in un sacchetto, la gente, dalle porte, dava un pugno di ceci. "Bussavamo alle porte - continua il racconto - ci mettevano nel sacchetto le fave, ceci, il granturco. Noi dicevamo: Ci dai i granati. Questo accadeva qualche giorno prima della festa; poi si mettevano a mollo, nell'acqua, e venivano cucinati".

Il primo maggio si preparava la minestra: era una ricorrenza, una devozione, un' usanza antica. Si chiamavano i granati. Bisognava superare la costa, la salita di maggio dell'anno agricolo, e poi la campagna ripartiva con i nuovi prodotti, spinta simbolicamente anche dalle rogazioni, le processioni, con le "stazioni" di benedizione dei campi poste ai punti cardinali del borgo: si invocava la pioggia in lunghe ed estenuanti litanie, "l'acqua di maggio", il cerimoniale per propiziarsi i raccolti, farli crescere poiché la terra veniva "richiamata" al suo compito, dopo l'inverno, per rigenerarsi e produrre frutti: la rinascita dell'attività agraria.

"Alla costa di maggio finivano tutte le scorte - continua Ninetta -. Allora la festa del primo maggio non c'era, si andava a lavorare nelle campagne. Si dicevano le preghiere, con la lumetta a mano, non c'era la luce. Finita la costa di maggio..., il mese di giugno si raccoglievano le ciliegie e si faceva la pizza, non c'era niente allora, solo miseria. Alla cucina si metteva una bigoncia di ciliegie e si mangiavano con la pizza cotta alla brace.

Eravamo tredici persone, compresi i nonni. Allora mio nonno dormiva nelle stalle, per riscaldarsi, con gli animali. Alla cottorella, con i manici, si lessavano al camino i granati; i bambini se li mettevano in tasca. Venivano preparati con il sale e l'olio, allora; poi arrivavano i primi prodotti dell'orto". La preparazione della minestra dei granati è stata presentata alla festa rinascimentale di Fontecchio, molti anni fa, mi dicono, per rievocare le antiche ricette della tradizione locale. I "granati" venivano preparati con un battuto di lardo soffritto, cipolla, aglio con l'aggiunta di un pò di conserva di pomodoro, sedano e carote. Si utilizzava l'acqua dei fagioli scuri e delle lenticchie; poi i vari legumi e cereali precedentemente bolliti singolarmente, e infine i piccoli peperoncini.

"Sotto il mucchio di patate c'è la fame... si diceva. Le patate sono finite e sotto non c'era altro che la fame". E ancora : "Se i granati non ce li davano - raccontano a Fontecchio, si diceva - : "Tanti chiodi hai alla porta, tanti diavoli ti si portano".



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