"Finiva tutto - ci dice Anna - si diceva Oddio, deve venire la costa di maggio..., un detto degli antichi. Finiva tutto. Faceva paura quel mese, perché le scorte alimentari terminavano". I bambini, si racconta, andavano a San Pio, la frazione di Fontecchio, a chiedere i "granati" qualche giorno prima del primo maggio. Casa per casa, a cercarli, e in un sacchetto, la gente, dalle porte, dava un pugno di ceci. "Bussavamo alle porte - continua il racconto - ci mettevano nel sacchetto le fave, ceci, il granturco. Noi dicevamo: Ci dai i granati. Questo accadeva qualche giorno prima della festa; poi si mettevano a mollo, nell'acqua, e venivano cucinati".
Il primo maggio si preparava la minestra: era una ricorrenza, una devozione, un' usanza antica. Si chiamavano i granati. Bisognava superare la costa, la salita di maggio dell'anno agricolo, e poi la campagna ripartiva con i nuovi prodotti, spinta simbolicamente anche dalle rogazioni, le processioni, con le "stazioni" di benedizione dei campi poste ai punti cardinali del borgo: si invocava la pioggia in lunghe ed estenuanti litanie, "l'acqua di maggio", il cerimoniale per propiziarsi i raccolti, farli crescere poiché la terra veniva "richiamata" al suo compito, dopo l'inverno, per rigenerarsi e produrre frutti: la rinascita dell'attività agraria.
"Alla costa di maggio finivano tutte le scorte - continua Ninetta -. Allora la festa del primo maggio non c'era, si andava a lavorare nelle campagne. Si dicevano le preghiere, con la lumetta a mano, non c'era la luce. Finita la costa di maggio..., il mese di giugno si raccoglievano le ciliegie e si faceva la pizza, non c'era niente allora, solo miseria. Alla cucina si metteva una bigoncia di ciliegie e si mangiavano con la pizza cotta alla brace.
Eravamo tredici persone, compresi i nonni. Allora mio nonno dormiva nelle stalle, per riscaldarsi, con gli animali. Alla cottorella, con i manici, si lessavano al camino i granati; i bambini se li mettevano in tasca. Venivano preparati con il sale e l'olio, allora; poi arrivavano i primi prodotti dell'orto". La preparazione della minestra dei granati è stata presentata alla festa rinascimentale di Fontecchio, molti anni fa, mi dicono, per rievocare le antiche ricette della tradizione locale. I "granati" venivano preparati con un battuto di lardo soffritto, cipolla, aglio con l'aggiunta di un pò di conserva di pomodoro, sedano e carote. Si utilizzava l'acqua dei fagioli scuri e delle lenticchie; poi i vari legumi e cereali precedentemente bolliti singolarmente, e infine i piccoli peperoncini.
"Sotto il mucchio di patate c'è la fame... si diceva. Le patate sono finite e sotto non c'era altro che la fame". E ancora : "Se i granati non ce li davano - raccontano a Fontecchio, si diceva - : "Tanti chiodi hai alla porta, tanti diavoli ti si portano".