Testo e fotografia Vincenzo Battista.
Irriverente Michelangelo, come nel suo carattere, poiché persino la scultura “Cristo alla Croce” viene scolpita nella sua nudità ritenuta inaccettabile, ma poi coperta nella sua parte intima non da lui. La statua marmorea (h. 2025 ) realizzata nel 1509 – 1520 ca. è conservata nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Rocambolesca è stata la realizzazione in più versioni. Il drappeggio del bronzo dorato copre come detto le parti intime del Cristo, collocato dopo il Concilio di Trento. Non si fa scrupoli Michelangelo, progetta e realizza la scultura senza inibizioni, la nudità e la carnalità nelle sue opere costituiscono elementi imprescindibili per affermare il linguaggio della cultura senza censure o imposizioni da parte delle committenze. La scultura “Cristo alla Croce” è in perfetta torsione, elegante e molto anatomica con il baricentro posto sulla gamba sinistra, mentre quella destra è libera, si flette lievemente, il tallone si alza. Le braccia si contrappongono alla torsione del busto. La testa si volge ignorando la pesante croce di un Cristo Risorto, liberato, con il volto austero ed elegante nei tratti anatomici. Le mani cingono la croce, quella destra avvolge l’asse della croce e con l’indice piegato sembra pronunciare, indicandolo, l’atto e l’oggetto del suo martirio ma senza dargli troppo importanza, anzi è “distante”, è il passato declinato, mentre la mano destra tiene la spugna avvolta da una corda e issata dal lungo bastone di canna allungato fino al suo volto sofferente inchiodato sulla croce. L’anatomia del corpo con il suo pronunciamento muscolare rimanda allo spirito libero di Michelangelo, che nella sua vita ha dettato alle committenze i principi della scultura e della pittura che si uniscono, senza mediazioni.









































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