Testo e fotografia Vincenzo Battista.

“Napoleone al Passo del Gran San Bernardo” di Jacques-Louis David. Realizzato nel 1800 – 1803 c.a. Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Con una evidente opera pittorica di propaganda dell’epoca bonapartista, David viene esiliato dalla Francia dopo la caduta di Napoleone. Cessa la sua carriera come pittore ufficiale dell’epopea del “Ladro d’Europa” come definì Napoleone il generale Wellington. Tanto che il Louvre deve ancora restituire alla Repubblica italiana circa 350 opere della spoliazione napoleonica. Con i 2,46 metri di altezza e 2,31 metri di larghezza, opera del Neoclassicismo: “Napoleone al Passo del Gran San Bernardo”, la grande tela celebra la seconda vittoria della campagna militare in Italia. Fu realizzata in cinque versione. Il potere e la sferzante forza d’urto delle armate francesi sono sintetizzate intorno a Napoleone e al suo destriero inghiottiti dalla bufera: l’enfasi è servita. Lo sguardo è duro, cupo, non concede emozioni. Il cavallo s’impenna, il mantello rosso che lo avvolge ondeggia nel cielo scuro, tempestoso e tetro. Bonaparte indica il varco sulle Alpi per le ambizioni francesi, la vittoria, il potere anche nell’abbigliato elegante e raffinato. Il cavallo è affaticato, evidenti le narici e la bocca aperta. Nel retro del primo primo dell’opera l’artiglieria fatica per avanzare sul passo San Bernardo. Il colore utilizzato è forte nell’intensità, come se fosse stato spalmato, “caramelloso” quasi solido nella stesura, ombre e luce si rincorrono nel dinamismo scenico fermato come un fotogramma, così vuole David . Il ritratto equestre è una icona, da venerare, onorare, forse pregare come un salvatore, una divinità, ma un despota in definitiva che sconquassa e vuole sottomettere l’Europa, così riteneva fino a Waterloo.

.