Testo e fotografia Vincenzo Battista.

La pittura dell’improbabile, la pittura dell’impossibile, la pittura come l’occhio umano non aveva mai visto davanti a sé, mai si era potuta immaginare, ed è lì, tra immagini religiose di santi con il volto di alcolizzati delle taverne e pezzenti lasciati per strada agonizzanti, prostitute, ladri e malfattori, bettole di Trastevere, Gesù e Maria con i volti presi dalla Roma papalina degli emarginati, tagliagole, giocatori d’azzardo e bari pronti a scannarti e, certo al di là dei temi e di queste narrazioni, la sua visione del mondo, e perché no, anch’essa velata di malinconia e solitudine. La pittura, una meteora, e non poteva che accadere così nell’Europa del ‘600. Caravaggio e il suo oltre, sempre e costantemente ricercato, il suo oltre nella vita, negli affetti e nelle relazioni. “L’oltre”, sempre, costantemente, che non riesce a sdoppiare dal suo personaggio – come se fosse immerso in un’opera teatrale – o almeno ad allontanare per un attimo, “l’oltre”, lo consumerà fino ai suoi ultimi giorni di una tragedia personale annunciata.
Nato nel 1571, probabilmente a Milano o nel piccolo borgo lombardo da cui prese il nome, e poi un’esistenza breve, segnata dalle sfide, dall’irriverenza, sulla soglia vissuta con tumulti e tensioni, passioni, donne e drammi.
Morì tragicamente nel 1610, a soli trentanove anni.