Testo e fotografia Vincenzo Battista.

“Ma che nome le diamo, possiamo chiamarla Margherita…”. Adesso che tutto è finito, con la scomparsa di suor Margherita, badessa delle celestine o di quel che rimane del monastero di San Basilio dell’Aquila, il nome, quel nome fu dato a una bambina della Repubblica Centrafricana, a Bangui, nella missione delle suore celestine. Margherita, la bimba di un villaggio di cui non sapremo mai quale fosse il suo vero nome, va bene così; e quel nome sì, di un’adozione a distanza ma con “intermediari” certi.

Non parliamo di grandi cifre, ma di una somma periodica che poteva vestire e far vivere senza ansia quella bimba. Le fu dato da suor Margherita, uscì così spontaneo, nel parlatorio del monastero, poiché mia madre ha voluto così; a quell’età, provatelo a dire, riusciva ad avere un pensiero persino lì, ma senza clamori. Mia madre conosceva suor Margherita e con le buste della spesa qualche volta passava nel monastero per poi scendere nel quartiere Santa Croce.