Testo e fotografia Vincenzo Battista.
Erice, la frontiera e le ideologie della storia. Giosuè Carducci e l’aura mistica del borgo. D’Annunzio e lo sguardo sulla Sicilia. Secondo Tucidide, Erice fu fondata dagli esuli troiani che, veleggiando nel mare Mediterraneo, approdarono sulla costa di Erice. Tucidide narra, ancora, che i troiani si sarebbero uniti alla popolazione autoctona, gli Elimi. Il mito delle mura ciclopiche (i mitici Ciclopi) sul golfo di Trapani.
“De l’ombroso pelasgo Èrice in vetta | eterna ride ivi Afrodite e impera, | e freme tutt’ amor la benedetta | da lei costiera”. (Giosuè Carducci).
“E l’altro monte, e l’altro monte ei vede, | l’Erice azzurro, solo tra il mare e il cielo | divinamente apparito, la vetta | annunziatrice della Sicilia bella!”. (Gabriele D’Annunzio).
Erice è citata da Virgilio nell’Eneide con Enea, per la morte del padre Anchise. Virgilio, poi, nel canto V, narra di un’epoca ancora più remota di Ercole nella famosa lotta col gigante Erix.
Settecento metri, sul monte Erice il borgo omonimo. Gli stretti vicoli difensivi lastricati in pietra, l’architettura delle chiese medievali.
Il dominio stratificato: i Romani, i Bizantini, gli Arabi e i Normanni. Erice nella mitologia greca, l’eroe Erice, figlio di Afrodite e Bute. Il tempio di Venere a Erice, ma prima sito religioso della dea Astarte. La dominazione cartaginese con i nativi Elimi, connubio strategico quindi per le rotte commerciali nel Canale di Sicilia. Erice fortificata, imponente roccaforte dalle alte mura. Terra dei Romani nel 214 a.C. Gli arabi. Nel 1077 la dominazione normanna. Gli Angioini, gli Aragonesi e gli Asburgo.
























































































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