[Immagini 1 e 2] – Nella settimana tra il 18 e il 25 maggio a Bucchianico, in provincia di Chieti, si rinnova la leggenda di Sant’Urbano I Papa, patrono del paese, che intervenne per scongiurare l’assedio del borgo da parte delle milizie di Chieti. La festa popolare racconta visivamente, in una lunga maratona di figuranti, oggetti, arredi popolari, e scenografie allegoriche, le vicende e la cronaca del tempo così come tramandata dagli antichi saperi della cultura popolare autoctona.
[Immagine 3] – Il corteo, all’inizio della manifestazione, rievoca l’esodo dalle campagne verso la cittadina fortificata di Bucchianico e l’ingresso in città della popolazione, che viveva fuori le mura, per chiedere di essere protetta. [Immagine 4] – Entrano nel borgo i figuranti appunto con evidenti oggetti e forme allegoriche riferite al mondo contadino e pastorale della zona. Per resistere all’assedio, rievocando il passato, i personaggi in costume, i contadini, portano all’interno del paese i beni agricoli e alimentari e si pongono quindi sotto la protezione del Sergentiere. Canestri, cesti, conche ed altri recipienti ornati rappresentano la metafora del mondo agricolo che ha la sua dominante nella creatività della cultura popolare.
[Immagini 5 e 6] – Sfilano in particolare le donne in corteo fino alla piazza del paese dove ha luogo la “Ciammaichella”, un ballo, un carosello di forme e colori accompagnato dai suoni degli strumenti popolari che si intrecciano nello spazio scenico della sfilata che sembra non avere termine. E proprio questa “Ciammaichella”, suggerita da Sant’Urbano al Sergentiere – comandante delle milizie popolari – che scoraggiò le truppe teatine nel proseguire l’assedio perché credettero che il borgo fosse ben armato e difeso da un folto esercito.
[Immagini 7 e 10] – Sfilano anche i carri riccamente addobbati con scene che rappresentano le varie attività di cultura materiale: la bottega del falegname, il forno, scene di pastorizia, l’ambiente della rameria, la casa contadina, i locali delle cantine e tante altre botteghe artigianali (rappresentano suppellettili e vettovaglie da proteggere) a testimoniare la solidarietà delle corporazioni e la compattezza della comunità chiamata dalle contrade a difendersi dagli oppressori.
[Immagine 8] – L’immagine di Sant’Urbano comunque emerge dal carro: rappresenta il pane, la fecondità che così viene custodita, protetta. [Immagine 9] – Una donna, in corteo, in evidenza nella sfilata, ha preparato un canestro che rappresenta due buoi che guidati da un contadino arano un terreno: un simbolo forte di appartenenza e di identità culturale di una ricca zona agricola che conserva la memoria del passato anche attraverso i suoi simboli minori.










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