Testo e fotografia Vincenzo Battista.
Giuseppe Arciboldo è nato a Milano nel 1527 ( altra data il 1526) ed è morto nella stessa città nel 1593.
Vienna, Museum Kunsthiatorisches.
Manierista, indefinibili i suoi ritratti, metaforici e provocatori tanto che forse vogliono sovvertire l’arte nel suo intendimento sacrale. Il periodo è il tardo Rinascimento, la sua pittura anticipa di qualche secolo il surrealismo del XX secolo e le correnti contigue, la visione di un mondo sognato che va in estasi. Arciboldo lavora nelle corti europee (suscita curiosità e meraviglia), attratte dal suo gioco della pittura senza censure e irriverente, poi l’iperbole, il fantastico. La natura è centrale nelle sue opere assemblate, che si possono osservare anche capovolgendo la stessa opera d’arte che qualcuno comunque stigmatizzava. Le teste sono composte nei quadri e multivisuali, combinate in prodotti della natura e non solo. L’immaginazione non ha sponde. Esplorare ed esaltare un mondo metafisico che Arciboldo vive in prima persona nei comportamenti e nelle relazioni. Frutta, fiori, pesci, piante e fogliame, verdura, animali, libri, oggetti d’uso comune, armi, candele, stemmi militari, collane e orecchini, lucerne, candelabri e molto altro, addirittura i tizzoni di brace che ardono sul capo. Arciboldo è interessato alle scienze, ha un ingegno tale meticoloso nelle raffinatezza della pittura e nella stesura del colori, acuto e pronto a scrutare la profondità di un universo nascosto nel simbolismo delle sue rappresentazioni che resta un mistero, ancora oggi.



















