Testo e fotografia Vincenzo Battista.

Benedetto Antelami, i mesi e le stagioni. Battistero “San Giovanni Battista” di Parma. La storia, la cultura e la filosofia dei mesi. Benedetto Antelami (Val d’Intelvi, 1150 circa – 1230 circa) è stato scultore e architetto italiano. Attivo prevalentemente a Parma, artista di punta del XII – XIII secolo.

Il Gotico italiano: in questa cornice si iscrive lo scultore e architetto Antelami con l’uso di una scultura innovativa, tecnica di passaggio tra il Romanico e il Gotico. Spazio, profondità nell’esecuzione a tutto tondo e plasticità nelle sculture dei mesi, come nell’allegoria del mese di novembre, in cui un contadino raccoglie le rape, mentre in alto campeggia il segno – simbolo zodiacale del Sagittario. Il tempo scorre, le attività agricole e gli uomini sono i testimoni delle stagioni, simbologie realizzate nei primi anni del Duecento. Il Medioevo si presenta così con le pose che assumono i personaggi, gli abiti eleganti, le vesti regali di alcuni, le capigliature ben acconciate e nobili, gli sguardi immateriali, le pose nell’atto di esplicare il lavoro di cultura materiale e il rapporto con la terra.

I mesi e il lavoro che diviene così un racconto medievale e anche intriso di un messaggio religioso, poiché grazie al lavoro si produce la salvezza dello spirito. Il lavoro quindi ha la sua positività, così come il mese di marzo è l’Annunciazione, mentre gennaio e febbraio sono i mesi dell’inverno, dalla stasi in attesa della rinascita che avverrà. Il ciclo dell’uomo e il divino si contemplano nel rinnovamento della natura che equivale allo stesso rinnovamento nell’uomo religioso vicino e attento alle Sacre Scritture. Il tempo quindi è il paradigma delle sculture di Antelami. Tuttavia i personaggi che sono assorti nel lavoro sono identificati in nobili personaggi elegantemente abbigliati, non quindi contadini malvestiti e affaticati nei lavori dei campi, tanto che un giovane, quasi fosse una divinità classica nella sua posa raffinata, suona l’olifante, simbolo del risveglio della primavera dopo il letargo dell’inverno. La primavera è rappresentata con un elegante capo cinto di fiori e poi i lunghi capelli che scendono sulla schiena. Giugno invece è il mese dei lavori nei campi con la mietitura, e il falcetto è simbolo del mese di luglio che invece è la trebbiatura con l’utilizzo del cavallo sopra le messi di grano. Agosto è un giovane con i calzari intento in una cantina a preparare i cerchi per le botti di vino: li stringe e ha un martello di legno. A settembre invece si raccolgono i grappoli d’uva e un uomo scalzo è intento a pestarla e trasformarla in mosto.

La metafora dei mesi ci porta a considerare il mese di ottobre in cui, come un ossimoro, il vino invecchia e anche l’uomo segue il suo ciclo, fino a gennaio, mese del primo assaggio del vino, e l’uomo che diventa, nel paradigma, anziano. La natura si evolve, il contadino ha scarpe rinforzate e compatte intorno al piede con un mantello, e in un incavo ripone le sementi che sparge sui campi. Novembre è rappresentato con il mangime per allevare i maiali preso dalle piante di quercia, cioè le ghiande, e un uomo con un vestiario a maniche lunghe intento a cavare le rape. Dicembre, simbologia di un anziano solenne e degno di esperienza che taglia i rami da un albero. Gennaio è il mese bifronte, cioè Giano, antico dio romano, che chiude l’anno e ne apre uno nuovo pieno di aspettative e siede davanti al focolare. Febbraio è un giovane che vaga nei campi per le semine, la rinascita dei terreni, cioè la nuova vita che lui impersona solennemente.

Nuovi mesi che esaltano l’uomo e il suo lavoro sono i segni zodiacali che interfacciano i personaggi nelle pose che assumono.