L’ Aquila e il Gran Sasso d’Italia. Dove s’incontrano le nuvole.
Testo e fotografia (Copyright ©) Vincenzo Battista.
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Proviamo a pensare, in sintesi, partendo dagli Illuministi del Grand Tour che scendono per la Via degli Abruzzi e da Roma per la Tiburtina Valeria ( rampolli delle famiglie bene, prelati, colti esploratori, nobili decadenti ) – viaggiatori stranieri in cerca di sensazioni per i loro taccuini, nell’ Ottocento poi – il quadro cambia- l’esplorazione a fini scientifici e il Novecento letterario della narrazione: L’Aquila e il massiccio del Gran Sasso d’Italia sono stati sempre un binomio perfetto, in stretto rapporto, una combinazione non solo geografica che muta, sì, ha vestito i destini sì, ma ha indossato il rito del paesaggio urbano prima e poi montano delle vette, interfacciati, esaltando la muta bellezza, quasi fosse una fase di “passaggio”, sappiamo, secolare, viaggiare dalla città, per terminare davanti al suo Totem profetico avvolto dalle nuvole, inviolabile, il Gran Sasso aspro e erto, che non smette mai di svelare i nostri limiti, e se hai le capacità, puoi anche ascoltarlo. E noi, lo sappiamo, siamo diretti proprio nel ventre della grande montagna, dalla città dell’Aquila in un viaggio altro, diverso, per certi aspetti subliminale lì, dove s’incontrano le nuvole, esclusivo “tour” del massiccio, e della sua solitudine geologica, per poterlo osservare sotto un profilo inconsueto, e scriverne. Dall’aeroporto di Preturo ci alziamo con l’elicottero in codice in VDS i – Ciarli 103. “Yo – yo” , serie 1, pilota Davide Zecca titolare dell’azienda (istruttore, collaudatore e costruttore di elicotteri), figlio di Giorgio Zecca uno dei fautori della pista di volo quando fu ideata (il management dell’aeroporto dovrebbe ricordarlo con una intitolazione nella struttura). Dal Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga le autorizzazioni al volo, i protocolli da rispettare, le aree interdette. Il volo. L’Aquila lentamente si avvicina con il suo skyline, da nord -ovest, “luccicante”, città nova, e poi si apre e dispiega il suo involucro urbanistico impattante, dentro un periplo l’elicottero sorvola, trasla e vira in un grande cerchio, compie una rotazione e sotto la città ( Davide ha tolto il finestrino per osservare meglio e farmi fotografare ) nel suo primo disegno costitutivo dello sforzo edificatorio sulle rocce ancora visibile, permanente, primitivo e fondativo della città nova Aquila, ma lentamente nel tempo fagocitato dai palazzinari, dalle politiche portatrici del disprezzo del Bene comune, dai profitti ad ogni costo, dagli insensati sventramenti e distruzioni di storici edifici o di traccia di questi, per erigere lì quanto di più insulso e devastante, e soprattutto contro il principio di bellezza della città storica, bene materiale e capitale culturale. Il volo prosegue. Ottime condizioni metereologiche nonostante l’elevata temperatura, lentamente ci alziamo a diecimila piedi (tremila metri) frontale ma a distanza Corno Grande. Eccezionale attività in dinamica, ascendenza che sfrutta le pendici delle montagne in avvicinamento al nostro obiettivo, i costoni certo, il vento e le correnti ascensionali che intercettiamo. La cima di Corno Grande, l’aria rarefatta, stabili i parametri di volo, non è facile portare lì l’elicottero in una velocità costante nei limiti di sicurezza, nella misura del vento a quelle quote. “Come gli uccelli” mi dice Davide, per un elicottero piccolo le difficoltà aumentano, hanno protocolli molto stretti e l’abilità del pilota è starne dentro con lucidità, freddezza e temperanza. Corno Grande, direzione 360°, una serie, larga, di manovre per stare dentro le correnti e moderare il volo. Corno Grande: dove s’incontrano le nuvole… Eccole!

































































































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