Testo e fotografia Vincenzo Battista.

L’ Arca di San Donato, opera marmorea del 1362, realizzata in due fasi, in due momenti complementari. Per onorare il vescovo Donato, martire e patrono di Arezzo, l’urna è sorretta da 12 pilastri con guglie sommitali e pinnacoli gotici. Il marmo è materia viva, comunica, con il suo moto ascendente la forma e il prestigio della scultura gotica è affermato, verticale e austero. Colonne e losanghe lobate iscritte dentro archi cuspidali sorreggono l’altare. La Madonna con il braccio il Bambino è centrale nella struttura progettata su più livelli appunto dell’Arca. Nei riquadri le scene in altorilievo, d’ispirazione prima romana e poi romanica, rappresentano la vita leggendaria di San Donato: i miracoli, la quotidianità e gli incontri, le intercessioni per sconfiggere il male e poi il suo supplizio. Nelle nicchie cuspidali gli episodi del Vangelo, gli Arcangeli in un registro e gli apostoli scolpiti e allungati secondo il principio gotico, a difesa di tutto il blocco narrativo e compositivo di un nuovo linguaggio che vede l’altare protagonista. Alla realizzazione parteciparono diversi artisti senesi, fiorentini e aretini. Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura (prima metà del Trecento) nella fascia bassa. In quella superiore, un tempo dipinta a tempera sul marmo concorsero Giovanni di Francesco e Betto di Francesco. Marmi levigati quindi, inserti vitrei di un’opera raffinata tra arte e artigianato colto dove riecheggia la Bibbia e Mosè.