Testo e fotografia Vincenzo Battista.

Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell’identità Siciliana Dipartimento dei Beni Culturali e dell’identità Siciliana. Via Garibaldi , Trapani. Le vetrine espositive.

Il basolato di via Garibaldi a Trapani, l’asse pedonale preminente al centro del capoluogo che consacra onore e prestigio all’eroe della Spedizione, ma che si intestò anche l’ occupazione militare, promesse non mantenute e inganni verso le popolazioni locali. l’Italia, di Garibaldi e Crispi, ai contadini aveva promesso la fine delle tasse che strangolavano la popolazione incredula di quanto accadeva e l’assegnazione delle terre. Non se ne fece nulla! Laconiche, sulla facciata del Palazzo di Città, due lapidi ricordano il contributo delle genti di Trapani all’impresa garibaldina. La Spedizione dei Mille, 1860 -1861. Ma questa è un’altra storia.

Via Garibaldi invece, con le chiese barocche sull’impronta siciliana e per questo con linee sinuose, ornamenti decorativi, fregi, cornici e volumi architettonici imponenti e ricchi, che si flettono nella facciata in un gioco di luci e ombre, e poi le quinte dei palazzi del “Gattopardo” di Visconti… In tre vetrine espositive dell’Assessorato ai Beni Culturali, lungo la via, un allestimento multimediale visualizza i reperti archeologici. Nelle sale esposte davanti alle vetrine le anfore, ma soprattutto i rostri sulle prue romane per speronare, poiché nelle battaglie navali facevano la differenza, squarciando i remi e le fiancate delle navi cartaginesi, in un lembo di mare teatro della battaglia navale prospicente la citta di Trapani. Poi, esposti, anche gli elmi punici, le ancore e gli oggetti delle imbarcazioni militari. Sullo sfondo delle sale espositive i video girati sui fondali mostrano la ricerca subacquea nel “catalogo” dei rinvenimenti sulle sabbie del mare e il recupero, quindi, dei reperti archeologici a ottanta metri di profondità intorno a Levanzo, l’isola che fronteggia Trapani. Davanti alle vetrine, sulla via basolata, e sul marciapiede opposto, a terra, sdraiati, i venditori nordafricani con gli oggetti improbabili sui loro teli allineati richiamano l’attenzione – e, con una immagine plastica, una iperbole metaforica, proviamo a pensare – quasi a voler fronteggiare in un confronto quelle vetrine in via Garibaldi di Roma Repubblicana. Certo, Roma in quel tempo, tutto il mondo conosciuto, bisognava guardarlo con gli occhi di Roma –  e l’Urbe inoltre si  fregiò con lo sviluppo della filosofia e la penetrazione, la diffusione del pensiero greco. La presenza sempre a Roma di filosofi greci, e la rielaborazione della filosofia greca in lingua latina. Ma se non fosse stata battaglia, cruenta e drammatica che cosa saremmo diventati noi, e quale sarebbe stato il nostro tempo, e il nostro destino…? Si, la battaglia dura che evolse a favore di Roma Repubblicana, le sue mire di espansione, la difesa delle rotte e delle coste, e l’opposizione quindi a una cultura completamente diversa, in tutto. Ma un’altra battaglia, intimista, e neorealista della città di Trapani, è stata condotta da Leonardo Sciascia, il suo spirituale dell’arte nel saper guardare il tempo e andare oltre: “esilio dall’interno, pur restando in Sicilia…”, un’ansia sopita dello scrittore siciliano e una ribellione antropica, simbolo del decadimento, dell’effimero o del caos nei suoi scritti illuminanti sulla realtà siciliana, mentre Roma, da qui, non misurabile, è impercettibile, distinta e distante, un’espressione geografica e nulla più, nel “Continente…”.