Testo e fotografia Vincenzo Battista.
Quando Fabio Mauri tenne la prima lezione nella cattedra di Estetica, anno scolastico 1979 -80, presso l’Accademia di Belle Arti di L’ Aquila, esordì dicendo, a noi studenti, che non era un artista di polpastrelli, non aveva il dono e il talento “della mano” così come conoscevamo nella pittura e nella scultura. Era altro. E’ sufficiente leggere la sua biografia e comprendere poi che da Marcel Duchamp ( 1917 ) e il Dadaismo, la visione dei linguaggi visuali diventa cosa-altra, l’arte assume idea , rivoluzione, concetto, è, pertanto, eversiva rispetto al pennello e scalpello- mazzuolo. “Intellettuale”, anno 1975. Così il titolo dato alla performance ” l’Azione”, svolta da Mauri all’esterno della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna nella sua inaugurazione ufficiale. Davanti al portone, su un alto sedile, c’è Pierpaolo Pasolini che attende come una sorta di “schermo umano”. Sul corpo, sulla camicia bianca, Mauri proietta “Il Vangelo Secondo Matteo”, il film girato dallo stesso Pasolini. Il volume del sonoro è alto intenzionalmente, deve spiazzare i tanti intervenuti, disorientarli anche con l’acustica. Il significato dell’opera è da ricercare in un modello concettuale di intendere la comunicazione del “fare arte” viva, ma con “diagonali”, visioni e finalità sperimentali, proviamo a pensare. Il corpo di Pasolini è il soggetto della responsabilità oggettiva e soggettiva: torna nel suo corpo il film nelle immagini che scorrono, sul suo corpo si poggia lo spirito della costruzione cinetica e letteraria, dopo aver girato lo stesso film ”ingoia” la performance dell’opera, irrompe e si compie, torna a formarsi e si riannoda il pensiero che così trova la sua definitiva consacrazione appunto in lui…
Allestimento presso la mostra “Folgorazioni figurative”, Bologna.






















































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