Testo e fotografia Vincenzo Battista.
“Molti contadini portavano lo zafferano alla bottega Ciolina che si trovava a L’Aquila ai “Quattro Cantoni” per venderlo. La bottega era attrezzata con dei grossi banconi nel retro dove si conservava una grande quantità di zafferano. I miei zii riunivano lo zafferano che acquistavano dai contadini in grandi casse appunto ospitate nel retrobottega che era diviso in due camere. Raggiunto un forte quantitativo i miei zii lo mettevano al centro della stanza su un grosso telo di lino, sul pavimento e lo “sceglievano” facendosi aiutare dal Sig. Berardo che era il portiere di casa Ciolina. Io ero ragazza, sono nata nel 1917. Per scegliere lo zafferano toglievano i fili bianchi e tutte quelle cose che in genere i contadini mettevano per aumentare il peso. Si trovavano infatti dei fili di lana rossa, oppure dei pistilli del fiore. Lo zafferano era puro, data l’onestà dei fratelli Ciolina, loro lo guardavano attentamente, lo liberavano da tutte le impurità che venivano aggiunte dai contadini…”. (Alfonsina Ciolina).



















































