Testo e fotografia Vincenzo Battista.
Da qualche parte il diavolo si nasconde e scruta da dietro gli alberi il bosco di castagno che gli appartiene, così una leggenda popolare prova a raccontare anche il bosco del Chiarino ( Gran Sasso d’Italia ) e l’Alto Aterno con i suoi misteri perduti nelle generazioni del ‘900. Nei dintorni di Arischia sono presenti i castagneti, come nel comune di Crognaleto. Dall’estrema povertà delle comunità che raccoglievano dalla legna ai frutti del bosco in tutte le stagioni, anche le castagne venivano utilizzate, in mancanza della farina, per preparare le minestre e il pane di castagne, pizze prima essiccate e poi bagnate con l’acqua. Le castagne, il pane dei poveri, sostituiva il pane di segale e con il latte era pranzo e cena. I castagneti, quindi, erano una ricchezza, le piante venivano innestate, il terreno intorno falciato e concimato con il letame degli animali. Ma il diavolo era in agguato, dispettoso e insensibile, non voleva che le castagne dal suo regno venissero raccolte dai contadini e pastori e, pertanto, inventò i ricci conosciuti come acheni. Cadute a terra i ricci non si aprivano tanto che le castagne rimanevano prigioniere del loro involucro. Ma il Signore, continua la leggenda, accorse in favore dei poveri, con un gesto aprì i ricci tanto da formare un segno di croce, che ancora oggi si può vedere aprendo appunto i ricci, e mettendo il diavolo in fuga dai boschi di castagne tanto preziose per le comunità locali.
Si ringrazia Fausto Troiani, Marana di Montereale.








































