Testo e fotografia Vincenzo Battista.
Le “Cento Cascate”, alimentate dal torrente Fosso dell’Acero, ricadono nel territorio di Cesacastina, frazione di Crognaleto (Te).
Messaggeri di un tempo millenario che non si è consumato… ( non lo sapremo mai su chi e cosa abbiano trovato libero arbitrio, resterà un mistero, da decriptare, divinità forse protettrici delle acque sorgive), ma per adesso il loro mondo parallelo è sospeso, incompreso mito di narrazioni leggendarie dei corsi d’acqua nelle alte quote del Gran Sasso d’Italia. Lo scenario è tra il mondo degli uomini e quello soprannaturale: le creature sono il diaframma temporale delle “Cento Cascate”, così vuole la leggenda senza tempo e senza domani sulla loro natura acquatica, un legame indissolubile, un patto sancito, un protocollo di un microcosmo delle suggestioni che appartengono alla montagna. Ma chi le ha potute scorgere solo per alcuni istanti, di notte, per poi dissolversi la mattina all’alba, narra di quegli esseri apotropaici con la capacità di proteggere qualcosa di indefinito, magico, loro – continua il racconto – sono fatti di una materia di ombre e vento, bisbigliano, scavano nella roccia delle falesie e delle cascate, nei salti dai flussi rumorosi di acqua che scivola sulle rocce di arenaria marmosa levigata, e si separa in tanti rivoli che poi si riuniscono. Con le lunghe zampe e le unghie le creature, forse, di un sogno onirico, scolpiscono la roccia, creano fori, forme circolari per poi riempirle, ma non sappiamo di cosa, di quale natura: un enigma. Dall’alba al tramonto nelle ” Cento Cascate” si svela il rito, possiamo scorgere le buche, le lavorazioni sulla roccia, le impronte che lasciano queste anime di ombre e vento, così vuole la fiaba che mette in contatto gli uomini, a loro insaputa, quindi, con questi esseri soprannaturali e il loro genio, eredi nel regno incontrastato delle tenebre inesplorate, tra sacralità e paura, tra sogno e illusione di cui sono padroni e signori, incontrastati…
L’ambito geografico.
Proviamo a pensare un triangolo montano costituito dalle quote altimetriche delle cime della Laghetta ( 2369 m.), e dall’ anticima sempre delle Laghetta nord ( 2372 m.), e monte Gorzano ( 2458 m.) che sovrastano, queste tre vette, un anfiteatro carsico incassato tra la valle Sacrestia e valle delle Troie: l’ambito geografico è caratterizzato da solchi, gobbe erbose, incisioni sorgive e insediamenti pastorali della transumanza verticale. Gli iniziali corsi d’acqua di quota dell’ anfiteatro confluiscono in un pantheon geografico, appunto, e culminano in un vertice sottostante del triangolo di area denominato “Cento Cascate”: si riuniscono in una cascata con laghetto, a quota 1735 metri prima di entrare nella forra del bosco. Così è dunque il vertice del triangolo geografico immaginato e percepito dalla cascata del laghetto che si osserva dal fondovalle, cioè lo scenario delle vette alte, lo skyline del versante teramano. Monti della Laga.
Dal laghetto, ha inizio la narrazione magica e di incantesimi nella fiaba delle “Cento Cascate”, apparentemente senza tempo…































































