Testo e fotografia Vincenzo Battista.
Galleria degli Uffizi, Firenze. Sant’Antonio abate, olio su tela di 162 x 120 cm. Realizzato dopo il 1640 dal pittore spagnolo Francisco de Zurbaràn (1598 – 1664).
Il maiale fa capolino dietro l’imponente figura della pittura a olio, nel giorno del 17 gennaio dedicato a Sant’Antonio abate. In mano ha il bastone protezione e guida, simbolo di eremo, cioè elemento iconico della vita ascetica dei monaci, ricurvo per aiutare gli infermi. Il corpo appena si piega per cercare, in devozione, con la mano aperta, il gesto è elemosina richiesta. Il saio bianco e marrone emblema della vita ascetica e protezione degli animali. Con la lunga e folta barba il ritratto di Zurbaràin, forse preso da qualche modello figurativo, ne accenna l’ascesi. Viceversa lo stesso saio, elegante e raffinato nella stoffe utilizzate e non consunto dal tempo della peregrinazione di Sant’Antonio Abate, conferisce nobiltà alla persona, prestigio e sapienza al Santo nella protezione dei fuochi che verranno alzati nella notte del 17 gennaio in molte località in Abruzzo: protezione dalle malattie e degli animali e purificazione contro lo spirito del maligno. Di quel maiale, quindi, che fa capolino dietro il Santo, non sappiamo bene ma forse lo possiamo immaginare, a quale destino andrà incontro…!










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