Testo e fotografia Vincenzo Battista.
La “Fornarina”, olio su tavola (87 × 63 cm). Raffaello Sanzio. Anno 1520 circa. Galleria Nazionale d’Arte di Palazzo Barberini, Roma.
La “Fornarina” (Margherita Luti) è il titolo all’opera, figlia di un fornaio di Trastevere.
Le cinge il braccio sinistro con la sua firma in una bracciale. Enigma, sensualità e simbologie che si rincorrono nell’opera d’arte. Molte le ipotesi, troppe sulla tavola dipinta. Raffaello è come se “timbrasse” negli ultimi anni della sua vita l’opera in una forma pittorica intimista solo per lui, nient’altro che per lui. Afflitto dall’amore terreno e quello spirituale si dibatte Raffaello, ma poi cerca una via d’uscita in una cabala di significati posti e dipinti sulla “Fornarina”. Il cespuglio di mirto e il ramo di melo cotogno che appena s’intravededono sullo sfondo, la perla che pende da un turbante di stoffa riunito, in definitiva, su una popolana vestita da regina, trasteverina, ma elevata al rango di una musa ispiratrice con il ricco copricato appunto avvolto intorno alla testa. I seni scoperti alla maniera di una scultura – venere di Milo dall’enigmanico sorriso – ellenistica. La fornarina forse la sua amante, forse è incinta, è la modella nel suo studio, ma qualcosa di più se la si unisce nella posa al mirto pianta sacra di Venere, e al melo cotogno simbolo di amore e fedeltà per Raffaello impossibile da raggiungere insieme a lei. E’ una pittura privata, quasi un diario che Raffaello trattiene nel suo studio fino alla morte, e nessuno dovrà osservare l’opera. La pittura sul fondo scuro è, nella stesura del colore, impareggiabbile nella storia dell’arte, non solo del Rinascimento. La carne della fornarina è sensuale, delicata, vellutata con stesure di colore che si sovrappongono con toni bianchi e rosati, il naturalismo è sconcertante, il candore e la morbidezza della pelle riflettono la luminosità. La posa della Fornarina che si accarezza il capezzolo, anche se è mistericamente pudica. L’enigma continua, come si fa a raggiungere una tale naturalezza con il pennello? E quella mano sinistra molto elegante che appena allarla le dita? Lo sguardo della Fornarina è privo di seduzione, i suoi occhi grandi che si chiedono come possa essere lei potuta finire lì davanti al “Divino” o “Divin Pittore”.























