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Nature and Man's Identity: Pacentro, Introduction


Pacentro. "Do come in, otherwise kaput... he said to me ". Thirty-seven years after that autumn 1943, I met Crescenzio Marchionda, a shepherd from Pacentro, while he was working "to do maintenance", putting back in place the stones of that hut which had been his jail: "when the two-legged wolves came down - he said - they captured us; even the dogs were able to escape in the forest, while retreating the Germans raided the sheep, moved then to Campo di Giove with everything they had stolen". Crescenzio, with irony and resignation at the same time, almost a character from Silone's books: " we were inside our stone huts and outside the end of the world... the animals got mad".

"Prati della Macchia" is a place near passo S. Leonardo as "Collalto ", "Valle Cupa ", "valle Messere" all characterized by a spontaneous architecture that goes under the name of tholos, one-local, dry stone huts, shelters since time immemorial, scattered like totems against a pastoral landscape which is unique to this regard, at least along this western slope of the Maiella. The hut builders, that came from Pacentro, have disappeared, and disappeared are the techniques and that poor technology which took the stones away from tillable soil in the highlands of the Apennines, reclaiming lands suitable to be cultivated and supplying the material for building the elliptic-shaped plant of the stone huts to finally close the roof with the dome covered with grassy sods and brushes, with a hole in the summit for the hearth.

"It was a specialization - Crescenzio said - a profession, based on the art of choosing the right stones, placing them one next to the other, one over the other, with the widest part horizontally, and balancing them up the dome, without making them fall; and then the "shoulders" of the hut, the lintel over the access door". Inside the hut, even four people could find shelter, those that worked the fields or attended the flock in the nearby enclosures.

"Theme itineraries and microhistory in the National Park of the Maiella ", is therefore a research program that the Municipality of Pacentro will start to monitor the area and especially to identify and catalog the man-made stone buildings, to reconstruct the local history connected to this permanence of popular architecture, from the stone huts as far as the more "cultured" stone of the historical centers, of the castles of the Peligna basin. A different history of stone architecture, a history well deserving its voice.

Vincenzo Battista, April 2002

Pacentro. " Entra dentro, altrimenti kapput... mi disse ". Trentasette anni dopo, da quell'autunno del 1943, Crescenzio Marchionda, pastore di Pacentro, l'ho incontrato che lavorava "per fare manutenzione", rimettere a posto le pietre di quella capanna divenuta allora la sua prigione: "quando scesero i lupi a due zampe - disse - ci presero; persino i cani scapparono nella macchia, i tedeschi razziarono le pecore, in ritirata, si spostarono poi a Campo di Giove con tutto quello che avevano rubato". Crescenzio, tra ironia e rassegnazione, quasi un personaggio siloniano : " noi, dentro le nostre capanne in pietra e fuori il finimondo... gli animali impazziti".

"Prati della Macchia" è una località di passo S. Leonardo come "Collalto", "valle Cupa", " valle Messere" unite da una architettura spontanea che va sotto il nome di tholos, capanne in pietra monocellulari a secco, rifugio quasi senza tempo, distribuite come dei totem in un paesaggio pastorale che mostra questa sua peculiarità, unica nel versante occidentale della Maiella. I costruttori di capanne, che provenivano da Pacentro, non esistono più così come le tecniche e quella tecnologia povera che con l'azione di spietramento strappava al suolo, alle terre alte dell'Appennino, i terreni da coltivare e poi armava a secco la pianta ellittica della capanna per costruire infine la cupola rivestita con zolle erbose e ramaglie, con un foro alla sommità per il focolare.

"Era una specializzazione - diceva Crescenzio - un mestiere, che aveva l'arte di scegliere le pietre, metterle una vicino all'altra, una sopra l'altra, di taglio, fino alla cupola, senza farle cadere; e poi le spalle della capanna, l'architrave nella porta di accesso". Dentro, potevano trovare riparo anche quattro persone, che lavoravano i campi o governavano il gregge nello stazzo adiacente.

"Percorsi tematici e microstorie nel Parco Nazionale della Majella", è dunque un programma di ricerca che il Comune di Pacentro avvierà per monitorare l'area e in particolare per dare identità ai manufatti in pietra, ricostruire le storie minori che si sono legate a questa permanenza di architettura popolare che parte delle capanne in pietra e va fino alla stessa pietra "colta" dei centri storici, dei castelli della conca Peligna. Una storia sulla pietra, dunque, diversa, che vale la pena raccontare.

Vincenzo Battista, aprile 2002



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