Si zappava la terra come gli schiavi. Si metteva il granoturco, la terra non era la nostra. Noi tenevamo le vacche, i cavalli; ma le famiglie più povere dovevano zappare la terra con il bidente per mettere solo il granoturco. La metà al proprietario e l'altra al contadino. L'anno dopo, quando si mieteva, il grano se lo prendeva il padrone. Nel mese di agosto appena mietuto, si ricominciava a rompere la terra col bidente, a "stoppare". C'era miseria forte. Da Secinaro mandavano le donne con la legna e l'asino a vendere quattro fascine. Gli uomini andavano a zappare. Le terre erano di Valerio, Don Ciccio, Pirro. In Australia sono stato due anni e mezzo; sono partito quando avevo 49 anni.
Sono stato anche in Africa come operaio militarizzato nel 1936. Ho fatto anche la guerra. I contadini andavano "a giornata", a zappare la vigna, a sarchiare. Erano famiglie povere. Si andava a prendere un quarto di carne e si "segnava" al quaderno del negoziante. Quando si poteva chiamare la manodopera per mietere, i macellai prendevano i contadini a scontare le giornate, cioè il debito che avevano fatto. La carne si prendeva per un'invernata, poi si chiamava il contadino a zappare; si cercava di fargli scontare il debito. Chi aveva le pecore se la passava meglio. C'era uno che aveva molti figli; noi gli affidavamo la morra e mio padre gli pagava la giornata. Erano poveri non avevano casa, dormivano in una grotta. Nel 1915, dopo il terremoto, furono costruite le baracche perché i centri storici erano stati distrutti e in una stanza ci vivevano anche sette persone.
Due giorni prima di iniziare un lavoro, si andava in piazza, si trovavano gli uomini per lavorare in campagna a giornata, a sarchiare il granturco e le patate. In buona parte si seminavano il granturco e patate. Il granturco si coltivava più del grano perché non avevi molta terra. I campi erano dei padroni e allora si metteva il granturco che andava sempre diviso con il proprietario. Il grano, i padroni lo producevano per loro, sui propri terreni. I contadini coltivavano il grano solo per i proprietari, non potevano fare a metà come invece per il granturco. Con il granturco si faceva la polenta, il "parrozzo", che ha il sapore di quando "crepa la terra nel mese di agosto". Quello si mangiavano i contadini. Poi si faceva la pizza, sempre di granoturco, sotto il coppo del camino. Si usavano le piante del granturco per cuocere le patate e la gente andava a raccogliere i "torzi" per il fuoco del camino. Di fuoco ce ne stava poco.
Se i proprietari che ti avevano affittato le terre ti compravano le pecore "alla porta", quando si tosavano gli dovevi vendere gli agnelli. Se pioveva i proprietari ti impedivano di andare nei terreni perché si rovinavano, "si ammalava la terra"; ti facevano fare i servizi precisi come gli schiavi. La terra si ammalava. Quando la terra è secca e fa un acquazzone, se tu vai a zappare, la terra fa i "chetigli", cioè si "sgarra", escono i "restupponni"; quando è così nemmeno le pecore possono andarci. Si chiama "la verde e secca", la terra si attacca alle scarpe, quella sotto è secca.