IL PANE NELL’ARCA

Bread in the Ark

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Anno 2013
All’interno un saggio dello chef Niko Romito, tre stelle Michelin, fornisce una sperimentazione sulla preparazione dei cibi e prodotti della tradizione regionale.

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Introduzione

di Vincenzo Battista

Un uomo con una roncola infissa all’estremità di un bastone indica un campo coltivato e le sue variegate, policrome, coltivazioni: geometrie riconducibili ad un disegno mentale prima, e di uso poi, nel lavoro degli impianti di orti che danno forma a questo lembo del paesaggio agrario; una donna sale la montagna con piedi nudi piagati e sanguinanti: lo sforzo, il significato della “prova”, il desiderio di sciogliere un voto al santuario posto tra le rocce; i lupi hanno attaccato, la mandria ha cercato di difendersi  disponendosi in cerchio, ma un vitello è stato aggredito e le sue carni strappate. Si salverà, mentre, in un ambito montano contiguo, un orso irrompe in uno stazzo, punta la sua preda, si alza sulle zampe posteriori, si dondola, scava il terreno per fare razzia. Lascerà più tardi l’accampamento, il pastore traumatizzato riparato dentro la capanna e le unghiate impresse sulla porta in legno; il pane le è caduto, è rotolato e la donna turbata lo riprende, lo segna con un gesto a forma di croce e poi lo bacia; è voluto salire per l’ultima volta, dopo ore di marcia, alla neviera, una lingua di neve incassata sotto una torre dolomitica a 2000 metri, dalla quale estraeva i blocchi di ghiaccio con le asce per venderli giù nella valle.

Accade questo, adesso, in luoghi che riteniamo marginali, ma non troppo distanti da noi: patrimoni, isoipse non di una carta geografica, ma tracciati di uno spazio a cui gruppi sociali hanno dato importanza. Si uniscono, sotto una sorta di lente d’ingrandimento e sono riconducibili ad un mondo di storie personali disposte nella lunga fascia appenninica della provincia aquilana che il volume “Il pane nell’arca” (la madia in legno, oggetto antico dal valore evocativo), simbolicamente, racchiude quasi fosse un sigillo, un contenitore di complesse relazioni osservate e documentate in questi anni di ricerca sul campo. I patrimoni. I beni culturali materiali ed immateriali, calati nella complessità ambientale, ne determinano una molteplicità di concatenazioni che attraversano il territorio come bene d’uso, solcato dai gesti, da azioni e linguaggi nella straordinaria esperienza accumulata dalla comunità locale, prezioso scrigno di diversità relazionali e ambientali. Certo il libro ricostruisce, anche guardando il passato, le forme di partecipazione e di produzione della cultura locale (le calcare per la produzione della calce, le carbonaie per trasformare la legna in carbone vegetale, la mietitura e trebbiatura nelle forme manuali) oggi del tutto alienate.

Tuttavia fanno emergere un elemento che ne contraddistingue il gruppo, cioè il desiderio di una società locale di non spezzare il legame con i patrimoni legati questa volta alla loro storia, non più proponibile, ma offrendo ad essa un valore, in chiave rievocativa, a cui spesso si aggiunge l’unicità dei prodotti agricoli locali e le preparazioni alimentari. Nella parte conclusiva del volume, infine, queste forme diffuse della cultura del cibo trovano in Niko Romito, chef tre stelle Michelin, l’interprete di una sperimentazione continua della gastronomia italiana, che guarda le eccellenze del territorio della provincia dell’Aquila e la sua antica civiltà del pane e dell’arca. In questo quadro di elementi pulsanti, si afferma il ruolo e la propensione della Banca Popolare dell’Emilia Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila che, nell’importante investimento editoriale con la tiratura editoriale di 3000 copie, attestano la fiducia riposta negli esiti che il volume in bilingue incontrerà nella divulgazione e nel gradimento oltre la provincia dell’Aquila, “laboratorio” di segni distintivi ed eccellenze comuni anche ad altre realtà italiane.

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(Retro copertina – Clicca per ingrandire)

 

Presentazione Bper

Nonostante l’innovazione tecnologica ed i meccanismi produttivi progrediscano esponenzialmente nella continua ricerca del profitto e di strumenti in grado di mettere l’essere umano nella condizione di migliorare il proprio tenore di vita e di apprezzare nuovi comfort, gli antichi legami con il territorio e con le vecchie tradizioni popolari rappresentano da sempre, ed ovunque, l’anello di congiunzione indissolubile tra le vecchie e le nuove generazioni.

Due mondi a confronto, lontani, estremamente diversi, apparentemente in contrapposizione concettuale e culturale tra di loro, che invece convergono e permettono a tutte le componenti della società civile di crescere, sfruttando sinergie intelligenti che “globalizzano” le conoscenze allargandone a dismisura gli orizzonti.

Da un lato vi è dunque un mondo rurale, frazionato in tanti piccoli contesti locali, costruito su precise identità e senso di appartenenza ma fortemente radicato al territorio, dall’altro c’è quello moderno senza confini che si autoreferenzia  attraverso il web ed i social networks. Dall’unione di queste due realtà eterogenee i popoli scoprono invece di essere più vicini tra di loro e di avere in comune comportamenti, usanze, stili di vita, valori etici e morali che sono l’essenza del progresso civile in tutte le sue sfaccettature. La recente fusione della Carispaq in BPER sintetizza per certi versi, seppur simbolicamente, questi meccanismi perchè il raggiungimento di precisi obiettivi economici non è avulso dal processo di aggregazione di realtà socio-culturali ricche di storia e di tradizioni. Emilia Romagna ed Abruzzo, infatti,  sono oggi ancora più vicine in quanto unite oltre che da un progetto  comune, anche dagli effetti dei tragici eventi del 2009 e del 2012 che hanno messo a dura prova le rispettive popolazioni esaltandone, nel contempo, il carattere forte, le doti di operosità, ingegno e voglia di ricominciare. In questo contesto sociale, economico e culturale, l’iniziativa editoriale “Il Pane nell’Arca” si cala a meraviglia svelando lo straordinario patrimonio storico e culturale  della provincia dell’Aquila attraverso un impianto fotografico di forte impatto emotivo costituito da oggetti, luoghi, ambiti geografici sconosciuti, rapporti con una natura incontaminata e con l’ambiente che sintetizzano la storia dei popoli e del loro vissuto quotidiano. Una terra  ricca di Parchi, di Borghi medievali, di bellezze naturali, di sapori unici e di un passato che merita di essere raccontato  perché denso di contenuti e di  significati da tramandare alle giovani generazioni. La promozione del vasto contesto appenninico, in tutta la sua dorsale,  è una chiara dimostrazione che le strategie di comunicazione localistiche sono state messe da parte nell’intento di mettere a disposizione del lettore uno straordinario strumento promozionale per la riscoperta e la valorizzazione di un territorio da conoscere, visitare ed ammirare. La versione bilingue dell’opera sta a significare che l’autore, Vincenzo Battista, non si è limitato a creare un semplice osservatorio con un ristretto campo di azione, ma ha voluto rivolgersi anche ai visitatori stranieri nel preciso intento di esportare anche all’estero le peculiarità e le bellezze paesaggistiche di un territorio montano di inestimabile valore. Il saggio finale di Niko Romito, accurato, denso di contenuti pratici e frutto di una mirabile conoscenza dell’arte culinaria, supporta e completa l’opera descrivendo le abitudini alimentari  che molte famiglie ancor oggi seguono attraverso la preparazione di piatti tipici e le lavorazioni con prodotti locali per lo più sconosciuti al pubblico ma particolarmente apprezzati per le loro esclusività. Si può tranquillamente affermare, dopo aver sfogliato il volume e dopo aver interpretato il contesto da cui l’autore ha attinto e raccontato la cultura contadina e pastorale, come uomo e natura si integrino alla perfezione nel reciproco rispetto delle proprie esigenze. Si può concludere affermando che la Banca ha deciso di aderire e di sposare questo progetto di forte valenza culturale, nella precisa convinzione che il medesimo non è fine a se stesso. Esso è infatti propedeutico per lo sviluppo di un territorio caratterizzato da enormi risorse turistiche da utilizzare come leva strategica per alimentare un’economia locale certamente sottodimensionata rispetto alle grandi potenzialità che esprime un’area con peculiarità paesaggistiche uniche nel suo genere.

Un doveroso ringraziamento va infine rivolto all’autore di questa raffinata iniziativa editoriale, prof. Vincenzo Battista, ricercatore instancabile, che ha saputo interpretare e descrivere con grande maestria il connubio uomo-natura e l’importanza di questa eterna convivenza orientata alla salvaguardia del territorio e delle grandi tradizioni popolari. La pubblicazione, che certamente riscuoterà ampi e meritati consensi, è il risultato di un lungo lavoro svolto sul campo con impegno, costanza e professionalità che è destinato a restare nel tempo un punto di riferimento a futura memoria.

 

Ettore Caselli

Presidente BPER

 

Vittorio Iannucci

Responsabile Direzione Territoriale L’Aquila BPER

 

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Presentazione Fondazione Carispaq

Per la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila è indispensabile il recupero della memoria, delle tradizioni e della storia di un territorio per poter immaginare uno sviluppo ed una crescita all’insegna dell’innovazione, di quello stesso territorio. Ecco perché abbiamo sostenuto con grande interesse, più che la pubblicazione di un libro, un vero e proprio progetto che Vincenzo Battista, autore di importanti pubblicazioni sulla cultura materiale della provincia aquilana, con lungimiranza ha voluto realizzare; perché esso è una straordinaria azione di valorizzazione di un intero ambiente con le sue valenze antiche ed ancora modernissime.

Il “Pane nell’Arca”, infatti, non è soltanto un volume ricco di notizie e sostenuto da un notevole, anche dal punto di vista della bellezza, apparato iconografico, esso è un riuscito esperimento di conoscenza che, nella coniugazione di antico e moderno, come si vede in tante immagini dove le tradizioni più antiche sono cristallizzate nell’attimo della loro attualizzazione, riesce a rendere in maniera esemplare e diretta l’importanza del dialogo tra questi due momenti; un dialogo che serve per una vera consapevolezza delle proprie potenzialità. Allora ben venga il fatto che attraverso le pagine di questo libro  si possa riflettere sugli antichi riti e le tradizioni popolari che sono il vero legame con il proprio territorio ma anche tra vecchie e nuove generazioni; ma ben venga, soprattutto, che tale messaggio possa essere colto anche da chi, questo territorio vuole scoprirlo. Un progetto che diventa quindi uno straordinario strumento di promozione di paesaggi ancora intatti e dagli scenari mozzafiato dove però si possono ritrovare i saperi e i sapori più antichi, anche questi così come si conoscevano in origine. Un’azione di fondamentale importanza che diventa ancora più incisiva attraverso la traduzione in inglese e a fronte del testo italiano, una scelta che palesa la precisa volontà da parte dell’autore di uscire fuori dai confini nazionali rivolgendosi anche al turista straniero, e dal saggio finale di Niko Romito che descrive le abitudini alimentari ancora seguite e rispettate dalle popolazioni attraverso l’uso dei prodotti locali e la preparazione di piatti tipici spesso sconosciuti ai più. Così questo racconto di una cultura contadina e pastorale si può anche interpretare come la narrazione di una riuscita integrazione tra uomo e natura che per secoli hanno convissuto e convivono nel rispetto delle reciproche esigenze. Tutto ciò nella prospettiva di salvaguardare quanto più possibile una storia che può diventare la vera ricchezza della provincia aquilana. Per questo abbiamo sostenuto un progetto culturale come “Il Pane nell’Arca” che rappresenta una forte spinta per un territorio caratterizzato da enormi potenzialità turistiche ancora oggi poco “sfruttate” e che invece possono diventare il volano di un’economia sostenibile foriera di crescita e benessere.

Un’idea che guida anche ogni azione di sostegno che la Fondazione Carispaq mette in campo a favore del suo territorio e delle comunità che lo abitano, grazie ad un lavoro costante che si è intensificato dopo gli eventi drammatici del 2009 che hanno fatto capire, con chiarezza, quanto la memoria, le radici e il proprio passato siano indispensabili per ripensare un futuro di vero sviluppo.

 

Marco Fanfani

Presidente Fondazione

Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila

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(Una pagina del libro – Clicca per ingrandire)

 

Pagine: 250 con oltre 300 fotografie
Capitoli: Capitolo unico
Formato: 30 x 30
Anno: 2013
Area geografica: Abruzzo

Il contenuto:  La ricerca investe la provincia dell’Aquila. Un lungo territorio della dorsale appenninica da Campotosto al Parco Nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise con le dorsali del Gran Sasso, Sirente Velino, Majella con le valli contigue. Il libro, quindi, una ricerca delle eccellenze alimentari, nicchie ambientali, luoghi particolari e sconosciuti al vasto pubblico. Una visione editoriale di un lungo racconto tra le pieghe del paesaggio e il cibo rituale.

Il volume, l’interno: Il pane nell’arca (la madia in legno, oggetto antico dal valore evocativo), simbolicamente, racchiude quasi fosse un sigillo, un contenitore di complesse relazioni osservate e documentate in questi anni di ricerca sul campo. I patrimoni. I beni culturali materiali ed immateriali, calati nella complessità ambientale, ne determinano una molteplicità di concatenazioni che attraversano il territorio come bene d’uso, solcato dai gesti, da azioni e linguaggi nella straordinaria esperienza accumulata dalla comunità locale, prezioso scrigno di diversità relazionali e ambientali.

Edizione: One Gruop, L’Aquila – Volume promosso da Bper e Fondazione Cassa di Risparmio L’Aquila

Distribuzione: territorio nazionale

Tiratura : 3000 copie in bilingue

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